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Infanzia in Arbëria è un romanzo della memoria, un viaggio intimo e luminoso nell'estate calabrese del 1965, attraverso gli
occhi di un bambino di cinque anni cresciuto dentro il mondo arbëreshë.
Tra le strade ancora accese dalle luminarie della festa della Madonna del Carmelo, il passo lento dell'asinello Ciccio, il vento freddo del fiume Tiro, la casetta di pietra in campagna, il pane strofinato col pomodoro e le lucciole che trasformano la notte in una costellazione terrestre, Angelo Mattanò ricostruisce un universo povero di mezzi ma ricchissimo di presenze, riti e affetti. Il racconto segue il ritmo di una giornata antica: la partenza all'alba dal paese, il viaggio verso il podere, il lavoro della terra, l'acqua cercata alla sorgente, il pranzo sotto i peschi, la controra, i giochi con Maria, il fuoco della pignata, le mani del padre che intagliano una piccola portantina, la madre che custodisce il pane e il lievito come un rito domestico. Ogni gesto diventa memoria, ogni oggetto - una scatola di fiammiferi, una lampada a olio, una
fetta di pane, una vecchia stufa trasformata in campana - si carica di un valore simbolico.
Sul fondo, l'Arbëria non è soltanto un luogo geografico o culturale, ma una patria interiore: lingua, appartenenza, infanzia,
famiglia e radici si intrecciano in una narrazione poetica che restituisce dignità alle cose semplici e ai mondi scomparsi.
Un libro delicato e sensoriale, dedicato a chi riconosce nella memoria non una nostalgia sterile, ma una forma di resistenza: il modo più umano per salvare ciò che il tempo sembra portare via.
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