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Nelle poesie di Anna Świrszczyńska la donna ha un corpo che può essere bello o brutto, porta in sé il dolore ma anche la voluttà, è giovane e poi è anche vecchia. Nei suoi versi semplici e chiari la poetessa non si perita di parlare di sesso, di orgasmo, senza eufemismi. Il fatto che riuscì ad amare intensamente derivava anche dalla sua forza. Tutto senza veli e abbellimenti, senza finzioni o falso pudore. Si autodefiniva una femminista. Attraverso la poesia voleva liberare la mente femminile dai vincoli della cultura maschile, dal patriarcato. In brevi, chiare e realistiche poesie descrisse il destino delle semplici donne. Le sue eroine sono donne coraggiose che non ammettono compromessi, contadine, operaie, casalinghe, madri stanche, donne tormentate dalla vita e dai mariti, donne che vincono o perdono, restando tuttavia sempre in conflitto con l’uomo, che la poetessa giudicava severamente, spesso con disprezzo e a volte anche con umorismo. Il suo “io” poetico non è languido o sentimentale. Nei suoi versi si sente l’orgoglio di essere donna, di avere il suo corpo di donna.